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Riassunto dei canti VI-X dell’Inferno di Dante (con accenni del XXVI)

CANTO V: cerchio dei Lussuriosi (essi
furono incontinenti: non seppero dire basta
alle passioni terrene)

Problema principale di Dante: Francesca da
Rimini non è una donna qualsiasi, è una
donna nobile, di nascita e di animo.
Di conseguenza, secondo gli ideali del Dolce
Stil Novo, lei dovrebbe stare in Paradiso, non
all’Inferno. Se Francesca è nel secondo
cerchio, qualcuno l’ha spinta. Quel qualcuno
è la letteratura amorosa: il romanzo di
Lancillotto del Lago, in lingua d’oil. Dunque
tutta la letteratura amorosa precedente alla
Commedia induce al peccato, anziché alla
salvazione (Il DOLCE STIL NOVO è
letteratura amorosa, per quanto nobilitasse la
donna definendola un angelo).


Dante, alla fine del V canto della Commedia,
sviene perché si sente colpevole di aver
messo sulla cattiva strada (traviato) le persone che hanno letto le sue poesie stilnoviste.

In seguito, il viaggio prosegue, attraverso il
cerchio dei GOLOSI, la cui pena di
contrappasso è quella di essere ricoperti di
fango e sporcati da una pioggia puzzolente.
Prima di entrare in questo luogo di tormento,
si vede la figura di Cerbero, cane mitologico
a tre teste con coda e crini di serpente, che
addenta tutto ciò che gli passa a tiro.

CANTO VI
Tra i golosi qui puniti, si nota la figura di
CIACCO, fiorentino non meglio identificabile,
colpevole di darsi a cene e pranzi senza
smettere mai di mangiare e bere. Lui dice
chiaramente a Dante (pp. 260-61
dell’Antologia delle classi terze) che Firenze
è percorsa da tre peccati gravissimi:
Superbia, Invidia e Avarizia. Sono rimaste in
quella città non più di due persone giuste
(con ciò si intende dire che non c’è quasi nessuno che si comporti secondo i criteri di giustizia). Infine, Ciaccio spiegherà a Dante come Bonifacio VIII avrebbe, con il raggiro, favorito i Guelfi neri, dopo una prima vittoria
dei guelfi bianchi

.
CANTO VII: vi si scorge il passaggio
attraverso i peccatori che, in vita, sono stati
avari e prodighi (chi risparmia su tutto e chi
ha le mani bucate).
Qui Dante parla della Fortuna, che sempre
cambia, che toglie ricchezze a chi era ricco e
le dà ai più poveri, per poi cambiare
nuovamente tutto. Secondo Virgilio, la
FORTUNA è creatura di Dio, fatta apposta
per amministrare con giustizia i beni della
terra: il mutamento è ciò a cui lei
sovrintende, a lei si deve se qualcuno sta
male e altri stanno bene. A lei si deve il
perpetuo cambiamento delle cose terrene.


CANTI VIII-IX: Dante e Virgilio si
approssimano ai peccatori d’ira e alla città di
DITE, ovvero alla città di Lucifero. Qui
usciranno incontro a loro i diavoli; essi pretendono che Dante, essendo ancora corpo, se ne vada via. Virgilio non riesce a convincere i diavoli a farli passare; deve
arrivare un Messo celeste, un inviato di Dio,
a spaventarli, a minacciarli di far la stessa
fine di Cerbero, il cane che custodiva
l’ingresso del regno dei morti (che fu
incatenato e trascinato fuori da Ercole).
A questo punto, la resistenza dei diavoli
cessa (per intervento della Grazia di Dio) e
Dante e Virgilio passano nel VI cerchio,
quello degli eretici, all’interno della città di
Dite, la città del Demonio.


Nel X canto, Dante incontra Cavalcante,
padre di Guido Cavalcanti, uomo considerato
ateo ai suoi tempi, perché filosofo epicureo
(ovvero chi vuole godere del piacere
momentaneo, dell’assenza di dolore); in
seguito Dante parlerà con Farinata degli
Uberti, un nobile ghibellino che aveva
comandato le truppe imperiali che
sconfissero, nella battaglia di Montaperti
(1260) le forze guelfe. Fu una strage enorme, per questo egli, dal cuore duro e spietato, è all’inferno.
Storicamente parlando, quella di Farinata fu
l’ultima vittoria ghibellina, sei anni prima della
battaglia in cui perse la vita Manfredi di
Svevia, figlio di Federico II (1266, battaglia di
benevento); in seguito, cacciati i ghibellini, i
GUELFI ripresero Firenze.


NEL VII cerchio, Dante e Virgilio
incontreranno omicidi, tiranni, suicidi,
scialacquatori (chi spreca le cose proprie e
altrui), bestemmiatori, sodomiti e usurai.
Nell’ottavo cerchio, poi, essi incontreranno
diverse peccatori che scontano la pena di
essere stati truffatori in vita: essi hanno
ingannato chi non si fidava di loro.
Nell’ultimo cerchio, vicino a Lucifero, si
trovano invece i traditori degli affetti più cari,
di chi si fidava di loro: i parenti, la patria, gli
ospiti, i benefattori.

ULISSE, eroe greco, si trova tra i consiglieri
fraudolenti (ingannatori), nel XXVI canto
dell’Inferno:
Egli viene punito insieme ad un altro
guerriero dell’esercito greco, ovvero
Diomede.

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