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L’Italia negli anni Cinquanta del Novecento. Racconto per dati

Uscita sconfitta e distrutta dalla Seconda guerra mondiale, l’Italia scelse, il 2 giugno 1946 la forma della Repubblica al posto del governo monarchico della famiglia Savoia. Quel referendum segnò anche il diritto al voto delle donne. Negli anni successivi, l’Italia redasse la propria costituzione repubblicana, in vigore dal 1 gennaio 1948, grazie alla collaborazione delle forze antifasciste che avevano guidato la resistenza a Mussolini e al Nazismo (Partito Comunista Italiano di Togliatti, Democrazia Cristiana di De Gasperi, Partito Socialista Italiano di Nenni su tutti).

Gli anni del secondo dopoguerra videro la politica italiana impegnata nella fase della ricostruzione del Paese, anche grazie al denaro stanziato dagli USA con il Piano Marshall, che nel 1948 portò in Italia numerosi prestiti a fondo perduto con cui riedificare fabbriche, attività commerciali e residenziali e servizi pubblici fondamentali. Erano anni , quelli del decennio 1948-1958, in cui molto forte era diventato lo scontro tra le due potenze mondiali che avevano vinto la guerra: gli Stati Uniti d’America (governati secondo il modello dell’economia liberale e capitalista) e l’Unione Sovietica (guidata da Stalin sino al 1953 secondo l’impianto del Comunismo).  L’Italia, dopo le elezioni del 1948 che videro vincitrice la Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi, si era saldamente collocata tra gli alleati degli Stati Uniti d’America, rappresentando nel Mediterraneo un avamposto americano molto importante.

Nel 1954 morì li primo ministro democristiano De Gasperi e, nel giro di cinque anni, la nostra nazione conobbe, a livello economico, un vero e proprio boom economico. Nel lustro 1958-1963, il reddito medio crebbe del 70% rispetto al 1951, il Prodotto Interno Lordo (PIL o ricchezza nazionale) del 6,5 % all’anno (contro lo 0,8% del 2019): ciò significava molto più lavoro per tutti, una massiccia industrializzazione delle città, una fuga dalle campagne e una serie di migrazioni interne, soprattutto dal sud al nord, alla ricerca di lavoro retribuito nelle fabbriche. Dopo il 1955 comparvero in molte case le lavatrici, il frigorifero, il ferro da stiro; la Rai, radiotelevisione italiana, iniziò a trasmettere programmi televisivi a partire dal 1954. Anche la mobilità urbana cambiò  radicalmente. Da paese agricolo, l’Italia si scoprì in circa quindici anni paese industriale, con un enorme allargamento delle superfici delle principali città del nord (soprattutto quelle del triangolo industriale: Genova, Milano e Torino, nelle quali si riversò circa un milione di emigrati che venne ospitato in quartieri dormitorio come Barriera di Milano o Mirafiori a Torino, Lambrate o Lorenteggio a Milano). La mobilità privata venne incoraggiata dalla produzione delle prime utilitarie prodotte in serie, come la fiat 600 del 1955 e la Fiat nuova 500 del 1957, che potevano essere comprate comodamente a rate, sulla falsariga del sistema di vita americano. Non per nulla le auto in circolazione passarono, nel periodo 1955-1968, da un milione a nove milioni. Tra il 1955 e il 1965 venne anche progettata e costruita l’Autostrada del Sole, la principale strada a lunga percorrenza che univa nord a sud, valicando anche gli Appennini.

Continua qui con gli anni Sessanta del Novecento.

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