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“Il sentiero dei nidi di ragno” (1947) di Italo Calvino

Pin, ragazzino cresciuto nei carrugi liguri, con una sorella prostituta e che, di quando in quando, si accompagna anche ai militari nazifascisti, trascorre un po’ di tempo con il partigiano comunista Lupo Rosso, che vorrebbe farsi dire dal ragazzino dove tiene una pistola che ha rubato all’interno di un’osteria (il luogo in cui l’ha nascosta è chiamato da Pin il sentiero dei nidi di ragno).

Rimasto da solo, Pin si imbatte in un partigiano, nome in codice Cugino, che lo conduce alla sua base. Qui, con l’inconsapevolezza dei preadolescenti, Pin assiste ad una agitata conversazione tra un altro partigiano, Mancino, e sua moglie, Giglia, mentre in valle si sentono scoppi e colpi di mitra e armi da fuoco. A questo punto, il romanzo, da storico che era, diviene di formazione e ci fa capire quanto la situazione, per quanto difficilissima, influisca in modo positivo sulla maturazione di Pin, orfano di genitori e senza una vera guida adulta.

Capitolo quinto

Intanto è tornato Mancino [uno dei partigiani della Brigata Garibaldi]: ma non porta solo i coltelli per le patate. Su una spalla ha appollaiato un uccellaccio che starnazza con le ali tarpate, tenuto con una catenella per una zampa, come fosse un pappagallo. […]

– Dove l’hai preso, Mancino? – 

Chiede Pin, che impara sempre di più che non bisogna fidarsi né dei grandi né delle loro bestie.

– Babeuf [l’animale porta un nome che onora l’ideatore della Congiura degli eguali durante la Rivoluzione francese, prototipo della lotta per l’eguaglianza] è un veterano delle bande. L’ho preso che era piccolo così nel nido ed è mascotte del distaccamento.

– Era meglio se lo lasciavi libero di fare l’uccello rapace – fa il Cugino [il partigiano della brigata che ha incontrato Pin e lo ha portato con sé] – è una mascotte che porta scarogna più d’un prete.

Ma Mancino porta una mano all’orecchio e fa segno di stare zitti. – Ta-tatà… avete sentito?

Si mettono in ascolto: nel fondovalle si sentono degli spari. Raffiche, ta-pum e qualche tonfo di bomba a mano.

Mancino batte un pugno contro la mano, con la sua risatina agra: – Ci siamo, ci siamo, qui io dico che li facciamo fuori tutti.

– Ben. Se restiamo qui facciamo poco. Io vado a dare un’occhiata – dice il Cugino.

– Aspetta – fa Mancino – Non mangi un po’ di castagne? Ne sono avanzate stamattina. Giglia!

Il cugino alza la testa di scatto: – Chi chiami? – dice.

– Mia moglie – fa Mancino – è qui da ieri sera. In città la brigata nera le dava la caccia.

Difatti sulla soglia del casolare si fa una donna, ossigenata e ancor giovane, sebbene un po’ sfiorita.[…]

– Sei venuta a portare il bel tempo – dice il Cugino, un po’ amaro, scansando il suo sguardo e indicando verso la valle, dove si continua a sentir sparare.

– E che tempo vuoi, migliore di questo? – fa Mancino.- Senti la pesante [la mitragliatrice] come canta, senti gli sputafuoco che bordello? Giglia, dagli una tazza di castagne ché vuol scendere.

[…] Pin vorrebbe raggiungere il Cugino e andare sempre con lui, ma ha le ossa rotte dopo tante peripezie, e quegli spari in fondovalle gli mettono addosso una vaga paura.

– Chi sei bambino? – dice la Giglia, passandogli una mano nel crespo dei capelli irti, nonostante Pin si scrolli perché non ha mai sopportato le carezze delle donne. Poi gli dispiace sentirsi chiamare bambino. 

– Tuo figlio sono: non ti sei accorta stanotte, che stavi partorendo qualcuno?

– Ben risposto, ben risposto! – gracchia Mancino arrotando i coltelli uno con l’altro e facendo imbestialire il falchetto che dà in smanie: – A un partigiano non si domanda mai: chi sei? Sono figlio del proletariato, rispondigli, la mia patria è l’Internazionale, mia sorella è la rivoluzione.

Pin lo guarda di sbieco, ammiccando: – Che? La conosci anche tu mia sorella?

– Non dargli retta – dice Giglia – Con la rivoluzione permanente ha rotto le scatole a tutti nelle bande, e pure i commissari gli danno contro: troschista, ecco che cosa gli hanno detto, troschista! [riferimento al principale avversario di Stalin, Trotzskij, ucciso nel 1940, teorico della rivoluzione permanente su scala mondiale]

Troschista: un’altra parola nuova!

– Cosa vuol dire? – chiede.Io non so bene cosa vuol dire, – fa la Giglia – certo è una parola che gli sta bene: troschista!

– Stupida! – gli grida contro Mancino. – Io non sono un troschista! Se sei venuta quassù per angosciarmi, te ne ritorni subito in città dalla brigata nera che ti pigli!

– Egoista porco! – dice Giglia – per colpa tua…

– Alt! – fa Mancino. – lasciamo sentire: perché la pesante non canta più?

Infatti la pesante, che fin allora aveva continuato a rafficare fitto, ha smesso di colpo.

Mancino guarda la moglie, preoccupato. – Cosa sarà successo: finite le munizioni.

– O sarà morto il mitragliere… – fa la Giglia con apprensione. Stanno un po’ a orecchio teso tutt’e due, poi si guardano e ritorna il rancore sulle loro facce. […]

La pesante riprende; raffiche brevi, intervallate.

– Meno male – fa Giglia

– …è perché  – grida l’altro – non potevo più vivere in casa con te, con tutto quello che mi facevi vedere!

– Ah sì? Ma quando finirà questa guerra e ripartiranno le navi e io non ti vedrò più che due o tre volte all’anno?… Di’, che cosa sono questi colpi?

Mancino ascolta, turbato: – Si direbbe mortaio…

– Fammi sentire: questo è un colpo di partenza…sono loro!

– E d’arrivo: è più a valle, sono nostri…

– Sempre per contraddirmi: fossi andato dove so io il giorno che t’ho conosciuta! Sì, sono proprio nostri… meno male, Giglia, meno male…

– Te l’avevo detto, troschista, ecco quel che sei: troschista

– Opportunista! Traditrice! Sporca menscevica!

Pin se la gode un mondo: qui si trova nel suo. Al carrugio c’erano litigi tra marito e moglie che duravano giornate intere e lui passava ore a seguirli sotto le finestre come se fosse alla radio, senza perdere una battuta […]. Qui è tutto molto più bello: in mezzo al bosco, coll’accompagnamento degli spari, e con parole nuove e colorate.

Comprensione del testo

1- (interpretazione del testo). Perché Pin dice a Mancino che sarebbe stato meglio lasciare libero il falchetto che lui porta sulle spalle?

2-Quali sono le citazioni, di termini o di personaggi storici, che permettono di comprendere che la brigata partigiana in cui arriva Pin è di orientamento politico comunista?

3-Perché Pin non segue il partigiano Cugino ma assiste alla discussione tra Mancino e la moglie?

4-Che cosa interrompe di quando in quando la discussione tra Mancino e Giglia? Che cosa sembra preoccuparli in modo particolare? 

5- Come mai Pin apprezza così tanto la vita dell’accampamento partigiano, nonostante si trovi così prossimo alla linea del fuoco? 

Mappe concettuali

Prova a costruire una mappa concettuale sintetica in cui raccogliere i principali avvenimenti della narrazione e i principali mutamenti che essi riescono a causare nella mente di Pin.

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